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A pochi anni dalla fine del secondo mandato dell’amministrazione Grando, che governerà la città fino al 2027, è tempo di fare un bilancio politico di un decennio che verrà ricordato non per il cambiamento promesso, ma per una gestione che ha tradito le aspettative dei cittadini e le premesse con cui si era presentata.

Nel 2017, il sindaco Grando vinse le elezioni con un messaggio chiaro e rivoluzionario: “No al cemento, basta Piani Integrati, basta consumo di suolo, sì alla difesa del commercio locale”. Un cambio di paradigma netto rispetto al passato, che prometteva di rompere il legame malsano tra la classe politica e certa imprenditoria legata al cemento. Ladispoli, da troppo tempo terreno di conquista speculativa, sembrava finalmente pronta a voltare pagina.

Ma la storia che è seguita ha preso una direzione diametralmente opposta. Sin dai primi mesi del suo insediamento, l’amministrazione Grando ha stretto legami con quegli stessi imprenditori che vedono Ladispoli come un terreno di conquista per progetti speculativi, basati su idee commerciali superate e nuove palazzine. Una scelta che stride fortemente con il titolo della variante al PRG scritta dallo stesso Grando, che parlava di “riduzione del peso insediativo”. Invece, nei prossimi anni, la popolazione aumenterà di 10 mila unità, con conseguenze drammatiche per la città.

Urbanistica: l’unico tema che corre come un razzo

In Consiglio Comunale, mentre tutto procede a rilento, un solo tema va avanti spedito: quello dell’urbanistica. Solo in quest’ultimo mandato, sono già stati approvati tre grandi progetti in variante al PRG:

  • il Piano Particolareggiato al KM 37.7, che prevede un centro commerciale e nuove aree residenziali;
  • il Piano Integrato di Via Latina;
  • il Piano Integrato di Piazzale Nazario Sauro e via Benevento, entrambi i progetti destinati esclusivamente a nuove costruzioni residenziali.

A questi si aggiungono i progetti della prima consiliatura, come il Piano Particolareggiato al KM 38 per un nuovo centro commerciale e i famosi scambi di cubature che hanno favorito la nascita di palazzine in centro città, denunciati per primi dai colleghi di Governo Civico.

Cemento e danni incalcolabili

Centinaia di migliaia di metri cubi di cemento non sono nati per caso, né sono un’eredità delle giunte passate. Sono il frutto di una precisa volontà politica di questa amministrazione, che ha scelto di puntare su un’espansione urbanistica incontrollata, ignorando gli avvertimenti di enti come Acea. L’azienda ha più volte lanciato degli alert sulla crisi idrica che deriverà dall’aumento delle forniture da soddisfare e dall’inadeguatezza della rete fognaria, già vecchia e incapace di sostenere nuovi insediamenti.

I danni di questa scelta saranno incalcolabili e ricadranno sulle spalle di chi governerà Ladispoli dopo il 2027. Una città già oggi allo stremo, con una rete infrastrutturale incapace di sostenere il traffico e l’aumento della popolazione degli ultimi vent’anni.

Una visione cieca e miope

L’amministrazione Grando verrà ricordata non per aver rotto l’incantesimo malefico della speculazione, ma per averlo alimentato ancor più di altre giunte. Una visione cieca e miope, che ha preferito il profitto di pochi al benessere collettivo, trasformando Ladispoli in una città sempre più invivibile.

Noi di Ladispoli Attiva continueremo a lottare per un futuro diverso, basato su uno sviluppo sostenibile e rispettoso del territorio. Perché Ladispoli merita di più.